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C O N S U L E N Z A    A Z I E N D A L E
l    i    b    e    r    i        d    i        s   c   e   g   l   i   e   r   e


La storia della O di Giotto - Le ragioni di un marchio.
                                      
[…] Papa Benedetto IX da Trevisi mand[ò] in Toscana un suo cortigiano a vedere che uomo fusse Giotto e quali fussero le opere sue […]. Il quale cortigiano venendo per vedere Giotto, e intendere che altri maestri fussero in Firenze eccellenti nella pittura e nel musaico, parlò in Siena a molti maestri. Poi, avuti disegni da loro, venne a Firenze, e andato una mattina in bottega di Giotto che lavorava, […] gli chiese un poco di disegno per mandarlo a Sua Santità. Giotto, che garbatissimo era, prese un foglio, et in quello con un pennello tinto di rosso, fermato il braccio al fianco per farne compasso e girata la mano, fece un tondo sì pari di sesto e di profilo, che fu a vederlo una maraviglia. Ciò fatto, ghignando, disse al cortigiano: “Eccovi il disegno." ” Colui, come beffato, disse: “Ho io avere altro disegno che questo?”
“Assai e pur troppo è questo.” Rispose Giotto. “Mandatelo assieme con gli altri e vedrete se sarà conosciuto.” Il mandante, vedendo non poter altro avere, si partì da lui assai male soddisfatto, dubitando non essere uccellato. Tuttavia mandando al Papa gli altri disegni e i nomi di chi li aveva fatti, mandò anche quel di Giotto, raccontando il modo che aveva tenuto nel fare il suo tondo senza muovere il braccio e senza seste. Onde il Papa e molti cortigiani intendenti conobbero per ciò quanto Giotto avanzasse d’eccellenza tutti i grandi pittori del suo tempo. Divolgatosi questa cosa, ne nacque il proverbio che è ancora in uso dirsi agli uomini di grossa pasta: “Tu se più tondo dell’O di Giotto.”
Giorgio Vasari - Le Vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti.- Newton Editore - Pagg. 153, 154.

 
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